sabato 12 settembre 2026

E LA CHIAMANO ESTATE---DIETRO LE SBARRE INFUOCATE DAL CALDO, SOFFOCA E MUORE LA DIGNITÀ DI UN INTERO PAESE




E LA CHIAMANO  ESTATE---DIETRO LE SBARRE INFUOCATE DAL CALDO, 


SOFFOCA E  MUORE LA DIGNITÀ DI UN INTERO PAESE


http://www.ristretti.it/commenti/2026/settembre/pdf3/leccezione_12_settembre.pdf


La torrida indecenza.  di Gian Domenico Caiazza

Come preventivato, torniamo a Voi con l’Eccezione dopo quella che è ormai ufficialmente la più calda estate di sempre (almeno, da quando le misuriamo). Poi, per metterci ancora più di buon umore, in tanti -speriamo sbaglino- ci dicono che questa sarà la meno calda dei prossimi anni. Tutti abbiamo toccato con mano, sulla nostra quotidianità, l’impatto esistenziale di questo interminabile ed inestinguibile fuoco che ci ha seguiti, perseguitati e circondati sin dai primi giorni di luglio. Tutti siamo consapevoli che la nostra vita, le nostre abitudini dovranno cambiare, e in parte sono già cambiate.

 Siamo invece in pochi, temo, a domandarci, visto che con questo caldo la vita in questi mesi è stata così difficile per noi liberi, cosa possa mai essere stata per i detenuti nelle carceri italiane, e naturalmente per il personale di polizia e amministrativo che le gestisce e governa. 


C’è qualcuno nella classe dirigente di questo Paese, che abbia detto: occorre fare qualcosa per prevenire tragedie in quelle trappole infernali di cemento, ferro  solleone (le carceri, in linea di massima, sono costruite inzone isolate, esposte al sole letteralmente dall’alba al tramonto)? 


Ovviamente no, non è assolutamente una priorità politica, anzi le proposte più immediatamente efficaci per combattere intanto il sovraffollamento, pur nella loro semplicità (incremento dei criteri di calcolo della liberazione anticipata, per esempio) vengono bollate dal Governo come inconcepibili forme di debolezza dello Stato. 


E quindi abbiamo sentito parlare di espiazioni della pena fuori dal carcere per i tossicodipendenti, in strutture di recupero, idea in sé apprezzabile ma lontanissimadal poter essere organizzata (se mai lo sarà in tempi stretti, e io dico nemmeno medio-lunghi; e di acquisto di ventilatori un po’ qui un po’ là. D’altronde, la ragione è sempre la stessa: il tema dei diritti dei detenuti, del rispetto della loro dignità e con essa della dignità dello Stato che li ha in custodia e li sorveglia, non incontra il consenso della grande maggioranza della pubblica opinione laquale, ormai a breve, si appresta a votare. Quindi la politica sa che non interessa proprio nulla a tanta parte deglielettori come abbiano potuto sopravvivere, starei per dire, più di 66mila esseri umani in celle già mediamente sovraffollate nella misura di oltre il 140 per cento dellaloro capienza, senza aria condizionata, con (forse, ma non per tutti) qualche ventilatore, sotto l’implacabilemartellamento di un Dio sole inferocito e spietato comemai lo avevamo conosciuto da quando ne misuriamo l’umore. 


Al contrario, dal mondo social -ossessivamente compulsato e misurato come un oracolo dalla politica tutta- non giungono che invocazioni di manette, sbarre e chiavi buttate via, senza nemmeno star lì a distinguere tra giudizio di condanna e misura cautelare, come ha dimostrato la isterica reazione al diniego della cautela detentiva per il bengalese palpeggiatore della tredicenne. 

Noi ci illudiamo si debba discutere di dignità e di finalità rieducativa della pena, quando non solo il mondo social, ma innanzitutto i media e la politica fino ai suoi vertici istituzionali, non distinguono -e non intendono farlo- tra il diniego di un carcere cautelare ed una assoluzione. Naturalmente, c’è comunque una comunità sociale e politica, pur variegata, che continua a ritenere una priorità inderogabile che lo Stato democratico si attrezzi quotidianamente e raccolga le risorse adeguate per garantire e tutelare i livelli minimi di dignità di tutte le persone che, a ragione o a torto, sono private della loro libertà e custodite nelle patrie galere. 


Ecco perché abbiamo scelto di tornare a Voi lettori, dopo la pausa estiva torrida che (speriamo!) ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle, parlando esattamente di carcere, di dignità delle donne e degli uomini detenuti, quale che sia la loro colpa e a maggior ragione se in attesa di giudizio, e della dignità e civiltà dello Stato al quale apparteniamo. Noi vogliamo vivere in uno Stato civile, che conosca, rispetti ed applichi i principi della Costituzione sulla quale esso si fonda, e che avverta la priorità di rispettarli, indifferente alla canea montante dell’odio e della intolleranza sociale, ed alla prepotente sopraffazione della più becera ignoranza.

Sappiamo quanto sia duro questo impegno, ma -per quel poco che possiamo fare- è il nostro impegno. Ben ritrovati, e buona lettura




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