domenica 26 luglio 2026

Gay Pride a Berlino del 25 Luglio 2026 Riflessioni del fratello amico e com-pagno Claudio Lupo Tabacco





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Non ci faremo intimidire da nessuno.

Un morto, quindici feriti, questo il bilancio provvisorio dell'attacco al  Pride di Berlino.

Sono colpito, sono furente, chi tocca un fratello o una sorella della Comunità LGBTQIA+ colpisce me e tutte tutti noi.

Il clima d'odio contro di noi, posto in essere dai neo-fascisti e dai neo-nazisti, è palpabile, evidente, chi lo nega è parte del problema. Non faccio del vittimismo, non facciamo del vittimismo, denunciamo un clima politico e sociale che è segnato dall'odio, dal disprezzo, dal rifiuto.

Non torneremo a nasconderci, sono i fascisti i nazisti I seminatori d'odio che devono tornare nelle fogne della Storia da cui periodicamente ricompaiono.

Non torneremo indietro rispetto all'intersezionalità della lotta. Sempre e comunque a fianco del popolo Palestinese vittima di Genocidio, sempre e comunque a fianco del Popolo Migrante perché il nemico è comune il Neo-liberismo, l'economia di Guerra, la Guerra.

Pretendo / pretendiamo una netta assoluta condanna dell'attentato da parte di tutte le forze politiche senza tentennamenti senza distinguo senza "aspettiamo l'esito delle indagini"


https://www.facebook.com/reel/1016207781217537



Io mi sento colpito da quanto accaduto al Pride di Berlino, la mia carne è ferita, sia perché queer sia perché amo Berlino. Due cose però devono essere chiare:

A) non possiamo abdicare al pensiero critico innanzitutto verso noi stessi. L'Occidente non è la Terra Benedetta della Libertà è un Totalitarismo Ideologico e finanziario che ha generato mostri come il Fascismo ed il Nazismo due guerre mondiali e quattrocento anni di colonialismo di Insediamento. Il Genocidio degli Herero e dei Nama apre il Novecento non quello degli Armeni. Gli Armeni vengono ricordati perché Cristiani, Herero e Nama no. Oggi paghiamo la guerra che il Neo-liberismo ha scatenato contro i Popoli della Sponda Sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. Madeleine Albright ebbe a dire che 500k bambini irakeni morti per le sanzioni sono un prezzo accettabile per la democrazia. Visione Suprematista Bianca e Colonialista.

L'attentato di Berlino è in questa dimensione.

B) la solidarietà di chi fino a ieri predicava la proibizione sul modello di Orban del Pride puzza di morte e odio.


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"Noi danzeremo ancora" nessuno niente potrà fermarci neppure la morte.

La morte di chi ha ucciso non ripara il mio dolore, non allevia la mia pena, non smette il mio cuore di sanguinare al contrario egli è comunque parte del mio lutto. Non lo odio. Io sono un uomo libero non so cosa sia l'odio. La mia libertà ha un nome preciso Com-passione, vibrare con il dolore del Nemico mi fa umano vero.

"Noi danzeremo ancora"


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domenica 31 maggio 2026

Operai sfruttati per costruire il Consolato Usa a Milano



Operai sfruttati per costruire il Consolato Usa a Milano, fermato in aeroporto uno dei manager indagati. Per i pm stava scappando


Svolta nell’inchiesta sugli operai indiani sfruttati per costruire il nuovo Consolato statunitense a Milano: la Procura della Repubblica ha disposto il fermo per pericolo di fuga nei confronti di Ulas Demir, il manager turco coinvolto nelle indagini. L’uomo è stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio con in tasca un biglietto aereo per Istanbul insieme alla famiglia.


Arrestato in fuga in aeroporto. L'accusa: per la costruzione del nuovo consolato Usa a Milano impiegava operai indiani a 2 euro l'ora




 Gli operai, hanno ricostruito i pm, venivano assunti dalla società con casa madre in Alabama attraverso un “reclutamento” da parte della “Dynamic House” di Nuova Delhi, società a cui loro stessi dovevano dare circa 500mila rupie, ossia 5mila euro, per riuscire ad arrivare con la formula del “distacco” lavorativo fino al cantiere del nuovo Consolato a stelle e strisce. Là, scrivono i pm Paolo Storari e Mauro Clerici, “venivano sfruttati” con paghe “palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà”.




venerdì 24 aprile 2026

Caporalato, bracciante indiano abbandonato con le gambe in cancrena: il sistema che produce invisibili-21 Aprile 2026



https://www.lanotiziagiornale.it/caporalato-bracciante-indiano-abbandonato-con-le-gambe-in-cancrena-il-sistema-che-produce-invisibili/?fbclid=IwY2xjawRYoC5leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeJB2cZvi7E87wuVA6w-SAWazDWH_PGYP2Tf8D43xGUy8msFwchFZu24wKUNM_aem_5SDjs1wubFJJEpgQRK9Xgg

Caporalato, bracciante indiano abbandonato con le gambe in cancrena: il sistema che produce invisibili


A Salerno bracciante indiano di 36 anni in fin di vita con le gambe in cancrena

***

Le gambe annerite, la cancrena avanzata, un’infezione già al fegato. Così è arrivato al Ruggi d’Aragona di Salerno un bracciante indiano di trentasei anni: lasciato davanti al triage nella notte tra venerdì e sabato, portato via prima che qualcuno potesse fare domande.

I medici lo hanno trovato con le gambe completamente livide, quasi in cancrena; una setticemia agli arti inferiori così avanzata da richiedere camera iperbarica e antibiotici massicci. La cancrena che annerisce la carne è il risultato di settimane di esposizione a qualcosa che brucia lentamente: le gravissime infezioni sarebbero state provocate dall’esposizione prolungata a diserbanti o altri prodotti chimici utilizzati nell’agricoltura intensiva. L’uomo è ancora in pericolo di vita.

Un lavoratore in nero non esiste: nessuna burocrazia lo protegge. Se le gambe cominciano a marcire, la scelta del caporale è razionale nella propria logica: portarlo in ospedale significa spiegare, lasciare tracce. Meglio scaricarlo.


https://www.facebook.com/cavalli.giulio/posts/pfbid033vhhPhneR2BKRGLE2zBFsZ1zZVN6e8GexeEY1u1UXGAEMqntbpxVcEdUvZJh6bo6l



martedì 21 aprile 2026

Il Comune di Enna sfratta 70 anziani di un Centro, i pensionati resistono occupando i locali e vincono (almeno per il momento)




https://www.lasicilia.it/news/cronaca/3033616/il-comune-di-enna-da-lo-sfratto-al-centro-anziani-i-nonnini-lo-occupano-non-vogliamo-andare-via-da-qui.html


Il Comune di Enna sfratta 70 anziani di un Centro, i pensionati resistono occupando i locali  e  vincono (almeno per il momento) 

INIZIALMENTE 

Si sono chiusi in quella che era per loro una sorta di seconda casa. Protagonisti di questa protesta, culminata con l’occupazione in assemblea permanente dei locali del Centro anziani “Dell’Amicizia” di via Civiltà del Lavoro ad Enna sono stati alcuni pensionati, che intendono resistere alla decisione del Comune di Enna, proprietario del locale, di riacquisire l’immobile.


In difesa degli anziani, l’avvocato Giuliana Conte che contesta al Comune di aver anticipato i tempi. Inoltre, il legale, nelle ore scorse, aveva sollecitato il Comune di Enna ad una proroga. “Non ci siamo mai opposti alla consegna dei locali – ha detto l’avvocato Conte – abbiamo solo chiesto una proroga: ci sono beni, che non sono del Comune, sono di nostra proprietà. Inoltre, la proroga avrebbe consentito per poter effettuare un sopralluogo per constatare lo stato dei luoghi e lo stato in cui viene riconsegnato questo immobile”.  Il Comune, secondo quanto sostenuto dall’avvocato, non ha “dato seguito alla richiesta di proroga”.


https://www.vivienna.it/2026/04/21/il-comune-di-enna-sfratta-70-anziani-di-un-centro-i-pensionati-occupano-il-locale/


TRE ORE FA 

La contesa del Centro anziani, trovata l’intesa: i pensionati non lasceranno il locale


Sei ore di resistenza silenziosa, dignitosa, testarda. Sei ore in cui settanta anziani hanno trasformato la loro “seconda casa” in un presidio civile. E alla fine, hanno vinto. La vicenda del Centro anziani “Dell’Amicizia” di via Civiltà del Lavoro ad Enna si chiude — almeno per ora — con una mediazione che ridà respiro a una comunità di pensionati che stamane aveva rischiato di perdere il proprio punto di riferimento quotidiano.


MA  partita ancora aperta



https://www.vivienna.it/2026/04/21/la-contesa-del-centro-anziani-trovata-lintesa-i-pensionati-non-lasceranno-il-locale/


sabato 11 aprile 2026

Palermo.Si spezza il braccio della gru, morti due operai che lavoravano in nero

Palermo.Si spezza il braccio della gru, morti due operai che lavoravano in nero


Erano su un cestello al decimo piano di un palazzo a Palermo; due indagati per omicidio colposo



Erano sul cestello della gru per lavori nel sotto balcone al decimo piano di un edificio in via Marturano, a Palermo, quando il secondo braccio del mezzo si è spezzato: gli operai Daniluc Tiberi Un Mihai, romeno di 50 anni, e Najahi Jaleleddine, tunisino di 41 anni, sono precipitati facendo un volo di decine di metri e sono morti sul colpo.


Il cestello e il braccio della gru hanno sfondando la tettoia del rivenditore di gomme Gammicchia, che si trova proprio ai piedi del palazzo.


E dalle prime indagini, coordinate dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro, emerge che i due operai lavoravano in nero senza contratto, come riferito anche dai familiari, e non risulterebbero iscritti né alla Cassa edile né alla Edilcassa. Nel crollo è rimasto ferito un dipendente della ditta di pneumatici, Emanuele Parise di 35 anni, ricoverato nell'ospedale Villa Sofia per la frattura del setto nasale. La Procura di Palermo ha aperto una inchiesta per omicidio colposo, indagati il titolare della ditta Edil Tech per la quale lavoravano i due operai e il proprietario dell'appartamento interessato dai lavori. Si tratta di un atto dovuto che consentirà ai due di partecipare con propri consulenti all'esame autoptico sui corpi fissato, per lunedì, all'istituto di medicina legale del Policlinico


https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/10/si-spezza-il-braccio-della-gru-morti-due-operai-che-lavoravano-in-nero_ad43f688-af04-42b5-bc5f-07bc3c1164b7.html


***


Stefano Pratella


Stamattina * ho molto apprezzato che Cinzia Sciuto abbia scelto di leggere, come primo articolo, quello sul duplice omicidio sul lavoro. Ciò in velata polemica con tutti i quotidiani che si sono ben guardati dal dare la notizia in prima pagina. Evidentemente l' ossessione securitaria che ci ammorba da 30 anni riguarda tutto, ma non la sicurezza sul lavoro


https://www.facebook.com/groups/Radio3LiberaPassioni/posts/3462556050579399


* Radio 3 trasmissione Prima Pagina 


Avvisare Roberto Benigni che la nostra Costituzione Repubblicana NON è la più bella del mondo finchè non venga  pienamente attuata  per la tutela e l'espansione dei  diritti civili e sociali dei cittadini e delle cittadine 

In questo ambito faccio mio il commento di Frank Cimini  su Facebook 

Buongiorno stocazzo… a Palermo due operai morti cadendo da una gru… di quale Costituzione più bella del mondo state cianciando?





mercoledì 1 aprile 2026

PALERMO : Al Policlinico ambulatorio di pneumologia non accessibile e quando l’elevatore funziona serve aiuto


https://www.ligurianotizie.it/la-segnalazione-grave-disagio-allasl3-fiumara-gli-ascensori-non-funzionano/2024/02/12/566769/


PALERMO : Al Policlinico ambulatorio di pneumologia non accessibile e quando l’elevatore funziona serve aiuto

servizio di Patrizia Gariffo 


All’Uosd di neurofisiopatologia dell’ospedale di Palermo da mesi la situazione è sempre la stessa e nella peggiore delle ipotesi si deve fare un giro fra terriccio e rami trascinando in reparto, a casa e in macchina sporcizia


 anche quando l’elevatore funziona non si può usare in autonomia. Infatti, per attivarlo è necessario l’intervento di un addetto e per chiamarlo bisogna passare dalla portineria, ma ci sono dei gradini. Questo significa che, in pratica, la persona con disabilità non è nelle condizioni di attivare da sola il servizio e deve affidarsi a qualcun altro.


articolo integrale in 

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2026/03/31/news/al_policlinico_ambulatorio_di_pneumologia_non_accessibile_e_quando_l_elevatore_funziona_serve_aiuto-425256222/

sabato 28 marzo 2026

newsletter. Labour Week Noleggio umani



Noleggio umani


Questa settimana ho provato, senza successo, a iscrivermi a una piattaforma online che si chiama RentaHuman.ai. Nel momento in cui scrivo, il contatore sul sito indica 662.869 persone disponibili a essere “noleggiate” da un agente artificiale per svolgere i compiti più disparati: fare una fotografia, ritirare un pacco o sottoscrivere un documento per conto di una macchina.

A prima vista, sembra l’ennesimo spazio digitale dove provare a guadagnare qualche euro. Ma se si guarda meglio al meccanismo, emerge qualcosa di diverso. Nelle piattaforme tradizionali della gig economy il rapporto, per quanto mediato, resta umano: un cliente incarica, una piattaforma organizza, un lavoratore esegue. Qui, invece, il centro decisionale è un agente di intelligenza artificiale. L’essere umano non lavora più per qualcuno, ma per qualcosa. È un passaggio sottile, ma radicale: non si tratta più di governare l’AI, bensì di essere governati da essa.

Se questo modello dovesse diffondersi, le implicazioni per il diritto del lavoro sarebbero tutt’altro che marginali. La prima criticità riguarda l’imputazione della responsabilità. Le categorie tradizionali — datore di lavoro, committente, intermediario — presuppongono un soggetto giuridico identificabile che organizza e talvolta dirige la prestazione. Ma cosa accade quando le istruzioni provengono da una macchina, priva di personalità giuridica e opaco nei suoi processi decisionali?

Non è solo un problema teorico. Pensate a un incarico apparentemente innocuo — il ritiro di un pacco o la consegna di un documento  — che si traduca in una violazione di legge o in un danno a terzi. Il pacco conteneva droga o il documento era falsificato, ma l'umano non lo poteva sapere. Su chi ricade la responsabilità? Sulla persona? Sulla piattaforma? Sul soggetto che ha sviluppato o addestrato l’agente?

A questo si aggiunge un ulteriore livello di complessità: l’assenza di un centro di imputazione della responsabilità rende difficilmente applicabili anche le tutele fondamentali del diritto del lavoro. Chi garantisce il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza? Chi è tenuto a prevenire discriminazioni o a gestire correttamente i dati personali? E, soprattutto, è ancora sensato parlare di autonomia del lavoratore quando la direzione è esercitata da una macchina?

Insomma, ci troviamo dentro a un potenziale episodio di Black Mirror dai risvolti ancora ignoti. Siamo ancora in tempo: possiamo scegliere di mettere le persone al centro e vietare, o quantomeno limitare, la subordinazione degli esseri umani a delle macchine. Sperém.


Avv. Alessio Amorelli -newsletter. Labour Week