domenica 4 ottobre 2026

Operaio 61enne lasciato in strada e morto, era stato assunto giorno prima. La moglie: “Giustizia”

 





prende sempre più corpo l’ipotesi che il manovale sia rimasto vittima di un incidente sul lavoro. E poi di un tentativo di nascondere la verità da parte di chi l’ha lasciato in una strada isolata, da solo. Ne è convinta la moglie Carmela, «ci siamo sentiti alle 13, mi ha detto che stava lavorando alla manutenzione di un tetto di un capannone», racconta la donna di 56 anni che chiede giustizia.


https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/10/04/news/salvatore_calignano_operaio_morto_caivano-425625209/?ref=RHLM-BG-P6-S1-T1-fdg19


la famiglia ha scelto di farsi rappresentare dall'avvocato Francesco Petruzzi. "La circostanza dell'assunzione subito prima del tragico evento - sottolinea il legale - ci appare quanto meno strana. Saranno i carabinieri a fare chiarezza. Noi, al momento, nutriamo seri dubbi su questa assunzione".


https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/04/operaio-edile-morto-in-ospedale-stava-lavorando-in-nero-su-tetto-capannone_e247d139-6bcb-4859-8475-8ac5bfd697de.html

sabato 26 settembre 2026

Le persone con disabilità stipate in un angolo, il triste concerto di San Vito Lo Capo



Le persone con disabilità stipate in un angolo, il triste concerto di San Vito Lo Capo--Solo 20 posti riservati a loro più gli accompagnatori, per uno show con migliaia di persone



Un anno fa, le proteste, poi le scuse dell'organizzazione e la promessa di non ripetere mai più l'errore. Nel frattempo, sono state fatte altre segnalazioni, anche all'amministrazione comunale e al Garante per i diritti delle persone con disabilità. Ma venerdì sera, quando è iniziato il “Cous Cous Fest 2026” con il concerto di Sal Da Vinci sulla spiaggia, le persone con disabilità si sono trovate nella stessa situazione dell'anno scorso.


sabato 12 settembre 2026

E LA CHIAMANO ESTATE---DIETRO LE SBARRE INFUOCATE DAL CALDO, SOFFOCA E MUORE LA DIGNITÀ DI UN INTERO PAESE




E LA CHIAMANO  ESTATE---DIETRO LE SBARRE INFUOCATE DAL CALDO, 


SOFFOCA E  MUORE LA DIGNITÀ DI UN INTERO PAESE


http://www.ristretti.it/commenti/2026/settembre/pdf3/leccezione_12_settembre.pdf


La torrida indecenza.  di Gian Domenico Caiazza

Come preventivato, torniamo a Voi con l’Eccezione dopo quella che è ormai ufficialmente la più calda estate di sempre (almeno, da quando le misuriamo). Poi, per metterci ancora più di buon umore, in tanti -speriamo sbaglino- ci dicono che questa sarà la meno calda dei prossimi anni. Tutti abbiamo toccato con mano, sulla nostra quotidianità, l’impatto esistenziale di questo interminabile ed inestinguibile fuoco che ci ha seguiti, perseguitati e circondati sin dai primi giorni di luglio. Tutti siamo consapevoli che la nostra vita, le nostre abitudini dovranno cambiare, e in parte sono già cambiate.

 Siamo invece in pochi, temo, a domandarci, visto che con questo caldo la vita in questi mesi è stata così difficile per noi liberi, cosa possa mai essere stata per i detenuti nelle carceri italiane, e naturalmente per il personale di polizia e amministrativo che le gestisce e governa. 


C’è qualcuno nella classe dirigente di questo Paese, che abbia detto: occorre fare qualcosa per prevenire tragedie in quelle trappole infernali di cemento, ferro  solleone (le carceri, in linea di massima, sono costruite inzone isolate, esposte al sole letteralmente dall’alba al tramonto)? 


Ovviamente no, non è assolutamente una priorità politica, anzi le proposte più immediatamente efficaci per combattere intanto il sovraffollamento, pur nella loro semplicità (incremento dei criteri di calcolo della liberazione anticipata, per esempio) vengono bollate dal Governo come inconcepibili forme di debolezza dello Stato. 


E quindi abbiamo sentito parlare di espiazioni della pena fuori dal carcere per i tossicodipendenti, in strutture di recupero, idea in sé apprezzabile ma lontanissimadal poter essere organizzata (se mai lo sarà in tempi stretti, e io dico nemmeno medio-lunghi; e di acquisto di ventilatori un po’ qui un po’ là. D’altronde, la ragione è sempre la stessa: il tema dei diritti dei detenuti, del rispetto della loro dignità e con essa della dignità dello Stato che li ha in custodia e li sorveglia, non incontra il consenso della grande maggioranza della pubblica opinione laquale, ormai a breve, si appresta a votare. Quindi la politica sa che non interessa proprio nulla a tanta parte deglielettori come abbiano potuto sopravvivere, starei per dire, più di 66mila esseri umani in celle già mediamente sovraffollate nella misura di oltre il 140 per cento dellaloro capienza, senza aria condizionata, con (forse, ma non per tutti) qualche ventilatore, sotto l’implacabilemartellamento di un Dio sole inferocito e spietato comemai lo avevamo conosciuto da quando ne misuriamo l’umore. 


Al contrario, dal mondo social -ossessivamente compulsato e misurato come un oracolo dalla politica tutta- non giungono che invocazioni di manette, sbarre e chiavi buttate via, senza nemmeno star lì a distinguere tra giudizio di condanna e misura cautelare, come ha dimostrato la isterica reazione al diniego della cautela detentiva per il bengalese palpeggiatore della tredicenne. 

Noi ci illudiamo si debba discutere di dignità e di finalità rieducativa della pena, quando non solo il mondo social, ma innanzitutto i media e la politica fino ai suoi vertici istituzionali, non distinguono -e non intendono farlo- tra il diniego di un carcere cautelare ed una assoluzione. Naturalmente, c’è comunque una comunità sociale e politica, pur variegata, che continua a ritenere una priorità inderogabile che lo Stato democratico si attrezzi quotidianamente e raccolga le risorse adeguate per garantire e tutelare i livelli minimi di dignità di tutte le persone che, a ragione o a torto, sono private della loro libertà e custodite nelle patrie galere. 


Ecco perché abbiamo scelto di tornare a Voi lettori, dopo la pausa estiva torrida che (speriamo!) ci stiamo faticosamente lasciando alle spalle, parlando esattamente di carcere, di dignità delle donne e degli uomini detenuti, quale che sia la loro colpa e a maggior ragione se in attesa di giudizio, e della dignità e civiltà dello Stato al quale apparteniamo. Noi vogliamo vivere in uno Stato civile, che conosca, rispetti ed applichi i principi della Costituzione sulla quale esso si fonda, e che avverta la priorità di rispettarli, indifferente alla canea montante dell’odio e della intolleranza sociale, ed alla prepotente sopraffazione della più becera ignoranza.

Sappiamo quanto sia duro questo impegno, ma -per quel poco che possiamo fare- è il nostro impegno. Ben ritrovati, e buona lettura




mercoledì 2 settembre 2026

A Cimmina(PA). operaio gambiano di 30 anni morto sul lavoro: fatale un ribaltamento




a Ciminna, in provincia di Palermo, dove un operaio di 30 anni, Camara Dramane, originario del Gambia, ha perso la vita il 2 settembre 2026. L'uomo è deceduto in un'azienda agricola dopo che il mezzo sul quale si trovava si è ribaltato. L'incidente gli ha causato una ferita mortale al collo, che non gli ha lasciato alcuna possibilità di salvezza.


I soccorritori del 118, giunti prontamente sul luogo dell'accaduto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del giovane lavoratore. La dinamica dell'evento si è verificata nel territorio di Ciminna, un comune del Palermitano, all'interno di una proprietà agricola.


Per fare piena luce sull'accaduto, le indagini sono state affidate ai Carabinieri e ai tecnici dello Spresal dell'Asp di Palermo. Questi organismi sono incaricati di approfondire le cause e le circostanze dell'incidente avvenuto all'interno dell'azienda agricola, concentrandosi in particolare sulla dinamica che ha portato al ribaltamento del mezzo.


https://it.blastingnews.com/cronaca/2026/09/palermitano-operaio-gambiano-di-30-anni-morto-sul-lavoro-fatale-un-ribaltamento-004112085.html


https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2026/09/incidente-sul-lavoro-morto-operaio-di-30-anni--652d21bc-e696-4ca0-9f32-ba8d8759ac65.html

mercoledì 12 agosto 2026

Palermo, anziana morta al Cervello: “Salma ricoperta di formiche”



Un’anziana di 86 anni è morta al pronto soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo e il figlio denuncia di averne trovato la salma, nella camera mortuaria, con il volto ricoperto di formiche. L’episodio sarebbe stato scoperto nella mattinata di mercoledì 12 agosto, quando l’uomo è tornato in ospedale. L’azienda sanitaria ha annunciato di essersi immediatamente attivata per ricostruire quanto accaduto e risolvere il problema. La donna era deceduta nel pomeriggio di martedì 11 agosto dopo essere stata trasportata nella struttura sanitaria palermitana.


Secondo una prima ricostruzione, l’86enne, vedova da alcuni anni e madre di cinque figli, aveva accusato un malore mentre si trovava nella propria abitazione. Era quindi intervenuto il personale del 118, che aveva trasferito l’anziana all’ospedale Cervello. Dopo l’arrivo al pronto soccorso, la donna è morta. La salma è stata successivamente trasferita nella camera mortuaria della struttura.


Nella mattinata di mercoledì 12 agosto uno dei figli è tornato in ospedale e, secondo quanto da lui riferito, avrebbe trovato la madre con il volto ricoperto di formiche. L’uomo ha denunciato pubblicamente l’accaduto e sta adesso valutando se rivolgersi formalmente alle autorità e presentare una denuncia.


Dopo essere venuta a conoscenza dell’episodio, il nosocomio palermitano ha comunicato di essersi mosso per verificare quanto accaduto. “Appresa la notizia, – dicono dall’ospedale – l’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello per il tramite della direzione medica di presidio, si è attivata per comprendere la dinamica della criticità e immediatamente risolvere il problema”.

https://livesicilia.it/salma-formiche-camera-mortuaria-ospedale-cervello-palermo/


https://www.direttasicilia.it/2026/08/12/orrore-a-palermo-va-a-trovare-la-madre-in-obitorio-e-le-trova-il-volto-coperto-di-formiche/


martedì 4 agosto 2026

Morto in cantiere nella fascia anticaldo: indagati i datori di lavoro





Morto in cantiere nella fascia anticaldo: indagati i datori di lavoro

Maurizio Trenta, 40 anni, è stato stroncato da un malore venerdì scorso a Trenzano(in provincia di Brescia) . Per la Procura «il decesso è avvenuto nella fascia oraria in cui è vietato lavorare»


l magistrato di Brescia ha richiamato l’ordinanza 484 emanata lo scorso 9 giugno di Regione Lombardia e procede per omicidio colposo


https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/morto-cantiere-nella-fascia-anticaldo-indagati-datori-lavoro-v0ukok1r


Dopo l'iscrizione nel registro degli indagati, la Procura ha disposto l'autopsia per accertare le cause della morte. I risultati arriveranno entro 90 giorni.


https://www.fanpage.it/milano/operaio-muore-dopo-un-malore-per-il-caldo-a-brescia-indagati-i-datori-di-lavoro/


martedì 28 luglio 2026

Caldo, bracciante agricolo muore a Pachino(in provincia di Siracusa) mentre lavora in una serra




Un operaio agricolo di 61 anni, di origine algerina e residente a Pachino, è morto ieri poco prima delle 13 mentre lavorava all’interno di una serra di pomodori nel territorio di Pachino, nel Siracusano. Lo denunciano la Cgil e la Flai Cgil di Pachino per cui il decesso è riconducibile a un arresto cardiaco che lo ha colpito durante il turno di lavoro


Il nodo dell’ordinanza regionale

L’ordinanza contingibile e urgente firmata dal presidente della Regione Siciliana il 12 giugno vieta l’esposizione diretta e prolungata al sole in determinate fasce orarie, ma non menziona esplicitamente il lavoro all’interno delle serre. Per il sindacato si tratta di una lacuna significativa: tra copertura e assenza di ricircolo d’aria, le temperature interne possono superare quelle esterne, dove il termometro ha toccato punte oltre i 50 gradi.


https://www.blogsicilia.it/siracusa/caldo-bracciante-agricolo-muore-mentre-lavora-in-una-serra/1284404/



Arresto cardiaco mentre lavorava in serra a Pachino, sotto il sole a picco: è morto così un bracciante 61enne di origine algerina. Vittima del caldo estremo e delle condizioni di lavoro, denuncia la Flai Cgil del Siracusano. Che denuncia anche i lunghi tempi di soccorso, con un’ambulanza arrivata da Sortino, a oltre un’ora di distanza. Per prevenire simili tragedie, il sindacato chiede di estendere ai lavori in serra lo stop nelle ore più calde della giornata. Già fissato con una ordinanza regionale per altre categorie. «Ma non cita le serre – specifica la Flai Cgil di Pachino -. Dove le temperature interne possono superare i 50 gradi, per l’effetto combinato di copertura e assenza di ricircolo d’aria». Indispensabili, per il sindacato, sono anche controlli più rigorosi sullo sfruttamento del lavoro agricolo. Oltre a una maggiore presenza di ambulanze sul territorio.


https://meridionews.it/pachino-bracciante-morto-serra-flai-cgil/