mercoledì 16 dicembre 2020

I POVERI DI MILANO: L’EMBLEMA DI UN’EPIDEMIA POLITICA OSCAR NICODEMO 15 Dicembre 2020




https://www.glistatigenerali.com/discriminazioni_societa-societa/i-poveri-di-milano-lemblema-di-unepidemia-politica/


A pochi passi dalla Bocconi, lungo il marciapiede di viale Toscana, si danno appuntamento vecchie e nuove povertà di una Milano che ormai funziona a metà, lontana dalla normalità quanto lo è il suo proverbiale spirito fattivo dalla possibilità di attivarsi. Certo, Milano si riavrà e tornerà quella di una volta: nuove idee, risorse ed energia le restituiranno l’abito che meglio si addice alla sua storia, alla sua morfologia, al suo ritratto conosciuto nel mondo. Ma, oggi, è quella che è. In questo frangente, mostra tutti i segni che un’epidemia lascia sul tessuto sociale di qualsiasi città, regione, o paese, che non sa darsi un’organizzazione politica per affrontare convenientemente l’emergenza.  E, fortunatamente, ci sono le onlus, con il loro impegno quotidiano, che, con il supporto di oltre cento aziende e migliaia di milanesi riescono a garantire forniture di generi di prima necessità.


Le file per ricevere il pacco dei cibi sono lunghe, ma ordinatissime, e tutti hanno la mascherina. Sono persone di ogni età. Dai filmati e dalle foto di agenzia si notano giovani e anziani, donne con bambini in carrozzina e altre al cellulare, magari a rassicurare parenti e amici che tutto “procede bene”. Hanno l’aria dimessa, gli occhi tristi e persi nel vuoto delle loro esistenze provate. Sono vittime della rassegnazione. C’è chi ha appena vinto la vergogna, e spinto dalla necessità di mangiare qualcosa ha trovato la forza di accodarsi; e chi ancora non si scrolla da dosso l’imbarazzo di trovarsi lì, in fila per sopravvivere alla propria disperazione. Tanti di loro hanno perso un lavoro che già era di per sé fragile e precario. Altri ancora, hanno perso finanche la speranza di una vita dignitosa, anche se una condizione migliore sarebbe nel loro diritto. Sono i poveri di Milano, non diversi da quelli di Torino, o di Napoli. Raggiungono, tutti insieme, un numero impressionante. Otto milioni! Tanti ne conta il nostro bel paese.


Nonostante i numeri e la portata del disastro sociale, la precarietà di una moltitudine di persone, con l’incertezza e l’ansia che ne conseguono, non rappresenta una priorità giornalistica sulla quale edificare congetture per una battaglia ideologica. Un dato ufficiale del genere, che, anche a causa del covid rivela un preoccupante aumento dell’indigenza, non costituisce un elemento sociale idoneo a focalizzare l’interesse degli analisti, dei critici, degli intellettuali di ogni sorta, spesso proiettati su temi, apparentemente politici, ben lontani dalla contemplazione di un interesse così largamente popolare. La povertà, dunque, resta un argomento ipocritamente trattato dalle classi dirigenti e scarsamente affrontato dall’informazione. E, ancora, la povertà come condizione di disagio per anonime entità silenziose, e, per questo, di scarsa importanza. Va da sé che la povertà in movimento, pensante e organizzata, dunque di reazione, farebbe tremare chiunque. E, sarebbe impossibile ignorarla, o mantenerla abbandonata al suo destino.


Eppure, l’identità di uno solo di questi poveri, scelta a caso e considerata nella sua singolarità, potrebbe assurgere a modello di riferimento per venire a capo delle peculiarità degli sfortunati del mondo. Oppure, per osservare, semplicemente, che la povertà in questo fottutissimo paese è senza ali e priva di una provvidenziale assistenza, come, appunto, appare nelle suggestive sequenze di “Miracolo a Milano”, di De Sica. Ma, conserva una dignità che le viene dall’abitudine di vivere di essenzialità, un orgoglio supportato da un distinto grado culturale, un alto senso di civiltà che si regge su un’educazione tramandata da una generazione all’altra.


Ogni povero, estratto da otto milioni di persone, potrebbe richiamare, per spessore morale e sortilegio, qualche figura letteraria di Tolstoj, o Dostoevskij, oppure rientrare, idealmente, in dipinti ispirati dalla privazione più sintomatica, come “Poveri in riva al mare”, di Picasso, o “Le muse inquietanti”, di De Chirico. Ogni povero, di quegli otto milioni di malcapitati, in cuor suo si tiene stretto al desiderio, puntualmente umiliato, di migliorare le proprie condizioni. Ognuno, tra gli otto milioni di sventurati, saprebbe cosa fare per gli altri se fosse un politico al comando. La povertà, anche nella poesia e nella narrazione, è solo dolore. L’inganno, manco a dirlo, consiste nel fingere di porre rimedi per eliminarla, decontestualizzando un male reso necessario dai furbi di ogni tempo. Allo star system della comunicazione, alla classe politica, agli intellettuali, si fa per dire, della nazione, non interessa un fico secco della sorte di otto milioni di anime. Povera patria! Così, per dire.

mercoledì 9 dicembre 2020

Coronavirus, il vaccino dei ricchi: al 14% della popolazione mondiale il 53% delle dosi



 E dove  sta la  novità ?


Lo denuncia People's Vaccine Alliance, che raggruppa Amnesty International, Frontline Aids, Global Justice Now e Oxfam. Le Ong chiedono alle società farmaceutiche di rinunciare alla proprietà intellettuale fino a quando tutta la popolazione non sarà protetta.


https://www.repubblica.it/esteri/2020/12/09/news/coronavirus_vaccino_privilegio_dei_paesi_ricchi_irraggiungibile_per_9_persone_su_10_in_70_paesi_poveri-277602156/?ref=RHTP-BH-I274746038-P1-S2-T1


Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.


Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.


Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.


Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.


Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti».


(Lc 6,17.20-26)

giovedì 19 novembre 2020

In coda alla mensa per i poveri, multati per assembramento e l'incredibile replica del capo dei vigili urbani di Genova



In coda alla mensa per i poveri, multati per assembramento



Genova, il capo dei vigili: "Li avevamo già richiamati più volte senza risultato"

Trascrivo dall'articolo la seria riflessione  di  don Giacomo Martino, direttore di Migrantes a Genova e punto di riferimento nella diocesi: il prete che aiuta gli ultimi. "Uno dei motti delle forze di polizia è di proteggere e servire - ha ricordato -. La legge giusta va applicata guardando la situazione, altrimenti diventa ingiusta. In questo momento è necessario usare l'umanità e anche le associazioni se hanno bisogno di aiuto per gestire le emergenze devono chiedere aiuto. Le stesse istituzioni devono 'sporcarsi' le mani con le associazioni, le devono coinvolgere di più. Solo così si può superare un momento così duro per tutti, senza puntare il dito contro nessuno".

lunedì 16 novembre 2020

Covid, senza tetto e senza cure. Ecco chi assiste i dimenticati dalla sanità



https://www.repubblica.it/salute/2020/11/13/news/covid_senza_tetto_e_senza_cure_ecco_chi_li_assiste-274250025/?ref=RHVS-VS-I270679801-P2-S1-M


Medici dei diritti umani stima che in Italia ci siano oltre 50 mila senza fissa dimora: migranti, rifugiati, braccianti che lavorano in nero. Persone che non possono contare su medico di base e accesso al sistema sanitario. Nudi di fronte al virus


“La seconda ondata li ha investito in pieno chi vive sulla strada, italiani e stranieri, con effetti devastanti. Purtroppo la sanità territoriale non ha ancora previsto un piano abitativo specifico per le persone senza fissa dimora e che vivono in grave precarietà. Con l’arrivo dell’inverno, potrebbe diventare una vera emergenza”. Il dottor Alberto Barbieri, è uno dei fondatori dell’associazione Medu (Medici per i Diritti Umani) che dal 2004 opera soprattutto a Roma (tra le stazioni Termine e Tiburtina, i grandi insediamenti dell’hinterland), Firenze e la Piana di Gioia Tauro in Calabria. Psicoterapeuta, Barbieri insieme ad altri colleghi ha dato vita alle Cliniche Mobili chiamate Camper per i diritti. Da sedici anni assistono chi vive sulla strada o in condizioni abitative precarie, i migranti, i rifugiati."

Italiani soli, anziani e cassintegrati: nelle mense torinesi i nuovi poveri dell'era Covid








Sono le dieci del mattino e di fronte ai Bagni Pubblici di via Agliè, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, si è già formata la coda. Loro sono quelli che una volta al mese vanno a ritirare il pacco alimentare. Ci sono due uomini in coda, entrambi in cassa integrazione, hanno famiglia e non riescono a fare fronte a tutte le spese. I numeri fanno paura, e a dirlo è Torino Solidale, la rete creata dal Comune durante l'emergenza coronavirus per venire in contro alle famiglie in difficoltà. "Prima dell'epidemia - spiegano dall'assessorato al Welfare - facevamo 9mila pasti al mese, ora la cifra si aggira a 19mila".
 
Nell'ultimo mese hanno chiesto aiuto 10 mila famiglie: "Ci sono molti italiani soli, anziani e disabili che vengono a prendere il pacco alimentare - racconta Erika Mattarella, responsabile dei Bagni Municipali della Casa del Quartiere di Barriera di Milano - ovviamente i numeri sono raddoppiati a causa del Covid. Abbiamo molte badanti e persone che lavorano in nero, quindi che non riescono ad accedere agli aiuti. A questi si aggiungono i numeri che c'erano già prima. Qui durante il lockdown abbiamo visto la povertà vera. Ma questo è un quartiere che si aiuta".
 
Poi ci sono le mense dei poveri, che sono tante e adesso a causa del virus consegnano solo i pasti caldi, dentro non ci entra più nessuno. "I numeri sono raddoppiati anche da noi - spiegano Fra Mauro e Fra Davide, responsabili del centro di carità Sant’Antonio - quello che ci ha fatto male è stato vedere arrivare persone nuove, per loro era la prima volta. Alcuni di loro hanno pianto quando gli abbiamo consegnato il sacchetto. Si tratta di un periodo davvero complicato".
 
di Francesca Lai

lunedì 2 novembre 2020

Oltre 4 milioni di italiani assistiti: ma i più poveri restano fuori dai radar




Tra reddito di "cittadinanza" e di "emergenza" cresce il numero delle famiglie che ricevono sussidi ma, per paradosso, non riescono a intercettare le famiglie numerose e più in difficoltà

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Pandemia, in Italia lo spettro della povertà assoluta e della dispersione scolastica, già al 13,5%.; la mortalità infantile nel mondo più 45%
https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2020/10/19/news/infanzia-271094451/

/https://rep.repubblica.it/pwa/affari-e-finanza/2020/11/02/news/oltre_4_milioni_di_italiani_assistitima_i_piu_poveri_restano_fuori_dai_radar-272286088/?ref=RHTP-VS-I272767927-P10-S1-T1           

I poveri devono possedere le terre su cui abitano
https://www.internazionale.it/notizie/2020/09/28/poveri-terre-proprieta