Caporalato, bracciante indiano abbandonato con le gambe in cancrena: il sistema che produce invisibili
A Salerno bracciante indiano di 36 anni in fin di vita con le gambe in cancrena
***
Le gambe annerite, la cancrena avanzata, un’infezione già al fegato. Così è arrivato al Ruggi d’Aragona di Salerno un bracciante indiano di trentasei anni: lasciato davanti al triage nella notte tra venerdì e sabato, portato via prima che qualcuno potesse fare domande.
I medici lo hanno trovato con le gambe completamente livide, quasi in cancrena; una setticemia agli arti inferiori così avanzata da richiedere camera iperbarica e antibiotici massicci. La cancrena che annerisce la carne è il risultato di settimane di esposizione a qualcosa che brucia lentamente: le gravissime infezioni sarebbero state provocate dall’esposizione prolungata a diserbanti o altri prodotti chimici utilizzati nell’agricoltura intensiva. L’uomo è ancora in pericolo di vita.
Un lavoratore in nero non esiste: nessuna burocrazia lo protegge. Se le gambe cominciano a marcire, la scelta del caporale è razionale nella propria logica: portarlo in ospedale significa spiegare, lasciare tracce. Meglio scaricarlo.
Nessun commento:
Posta un commento